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Archivio per la categoria ‘News’

Da Enna l’impegno per un protocollo d’intesa tra università, imprese, enti pubblici e banche

10 novembre 2008

giovanni-tesoriereLa tavola rotonda dell’Università di Enna organizzata dal prof. Tesoriere si è conclusa con due proposte operative delle quali lo stesso organizzatore ha garantito l’attuazione. I partecipanti hanno messo in evidenza che il ruolo giocato dalle università sul territorio è fondamentale per stimolare e guidare la crescita economica e sociale dell’area di riferimento delle stesse.
Le università, infatti, hanno tutti gli strumenti scientifici necessari ad indicare le pratiche migliori per uno sviluppo economico e sociale sostenibile, inoltre esse possono monitorare nel tempo i risultati delle scelte di politica economica intraprese.
All’università si richiede quindi di essere più presente sul territorio e di orientare la ricerca verso studi applicati che possono essere utili alla collettività che la sostiene economicamente. L’autonomia finanziaria degli atenei italiani che attualmente già esiste e che nel futuro si pensa sarà ancora di più rafforzata implica quindi delle responsabilità forti della ricerca scientifica quale strumento di sviluppo economico.
L’attuale normativa universitaria nazionale non garantisce e non stimola gli atenei ad effettuare scelte efficienti di spesa ed a orientare la ricerca verso studi utili al territorio in cui si opera. È emerso che attualmente il ruolo degli atenei regionali, per molte discipline, non è in grado di sviluppare ricerca di base per la quale non si hanno né risorse umane né economiche.
È stato poi evidenziato che attualmente la valutazione della ricerca nazionale dà un peso eccessivo alla valutazione dei titoli costituiti dalle pubblicazioni su riviste scientifiche. Spesso però queste pubblicazioni hanno natura puramente teorica, quasi mai poi per gli atenei meridionali vi sono sforzi da parte dei ricercatori di pubblicare i risultati di sperimentazioni a livello locale. Quest’ultimo fenomeno è poi particolarmente vero per le facoltà di scienze sociali ed economiche.
A parere dei presidenti degli ordini professionali e delle associazioni imprenditoriali la ricerca degli atenei meridionali e siciliani in particolare deve avere immediati risvolti sulla vita economica della popolazione locale e l’insegnamento dovrebbe essere orientato a fornire ai giovani laureati strumenti operativi per permettere loro di trovare occupazione o iniziare la libera impresa in maniera agevole.
Gli accademici presenti hanno inoltre espresso l’idea che per migliorare sia il livello di ricerca teorica ed applicata sia la redditività delle imprese occorre sviluppare reti relazionali con varie aree del mondo.
Il prof. Andrea Cirà, generalizzando i suoi studi sulle reti di trasporto, afferma che oggi più che parlare di competizione fra università o fra imprese al fine di migliorare l’efficienza dei loro risultati occorre studiare quali potrebbero essere le complementarità nei diversi settori fra “attori” che lavorano su temi simili. Egli ritiene che la teoria marginalistica di tipo marscialliano tutta orientata al miglioramento dell’efficienza assicurata da un livello spinto di competizione sia nei fatti stata superata dalle più moderne teorie della cooperazione, di cui il premio nobel Nash ha dimostrato matematicamente la superiorità rispetto ai modelli economici basati appunto sulla competizione e quindi sulla non cooperazione.
Oggi, le reti di relazioni basate sul mettere a sistema le complementarità fra economie differenti si rivelano sempre vincenti. Soltanto coloro che riescono a cooperare mettendo assieme idee, esperienze e capitali possono sfruttare opportunità altrimenti non accessibili a singoli operatori economici.
Il prof. Giovanni Tesoriere ha concluso rafforzando ancora una volta l’idea che occorre creare delle reti per migliorare sia l’efficienza della ricerca sia le opportunità economiche delle imprese. A questo fine, per dare un seguito alla giornata di studi, ha proposto di siglare un protocollo d’intesa fra università, imprese, enti pubblici e banche per sviluppare assieme ricerca ed iniziative economiche. Ha poi detto che, dato il fallimento dell’iniziativa della costituzione di un’università del mediterraneo, è necessario avviare una serie di incontri con altre università ed istituzioni del bacino del Mediterraneo per coinvolgere le università del Nord Europa a sviluppare assieme progetti ed iniziative anche finalizzate ad accedere ai fondi comunitari per la ricerca.

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Il Mezzogiorno tra federalismo fiscale e politica di sviluppo e coesione

9 novembre 2008

svimezVenerdì 7 novembre presso la Sala Gialla di Palazzo dei Normanni si è tenuto l’appuntamento delle Giornate dell’Economia a cura della SVIMEZ sul tema del federalismo fiscale e dei suoi riflessi sul Mezzogiorno. Il disegno di legge presentato dall’onorevole Calderoli sul federalismo fiscale ed i suoi eventuali futuri riflessi sul delicato equilibrio economico delle Regioni meridionali sono stati i temi principali attorno ai quali si sono concentrati gli interventi dei numerosi relatori presenti al Convegno. In particolare l’attenzione è stata focalizzata su alcuni aspetti peculiari del disegno di legge, quali la funzione di perequazione, il concetto di costo standard, le prestazioni minime garantite e la fiscalità di vantaggio. Di tali aspetti sono stati evidenziati non solo i riflessi negativi che potranno comportare per le Regioni del Mezzogiorno, ma anche i problemi interpretativi di natura costituzionale che una loro lettura accurata comporta. In definitiva, si disegna un federalismo che, come sottolineato dalla SVIMEZ, non potrà essere equo e non potrà contribuire al progresso del Paese in assenza sia di processi di coesione tra le ripartizioni italiane che di strutturali politiche economiche nazionali di sviluppo e di coesione. Il dibattito si è infine concluso con l’augurio che un clima più disteso tra le Parti coinvolte giovi ad un processo di ridefinizione e di correzione del contenuto e dei principi della riforma sul federalismo.

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La crisi dei mercati finanziari internazionali

8 novembre 2008

Ancora un altro appuntamento di alto livello culturale delle Giornate dell’Economia, con contributi interessanti da parte del mondo professionale. A Palazzo Jung si è discusso della crisi attuale dei mercati finanziari e degli scenari futuri.
Dopo gli ultimi eventi è assodato che si è incrinato il rapporto tra risparmiatori e banche. Resta però chiaro a tutti che le banche continueranno a svolgere un ruolo fondamentale nella valutazione del rischio. Occore quindi ripristinare il clima di fiducia non solo con i risparmiatori, ma anche con gli imprenditori.
Questa crisi deve convincere le imprese a fare nuovi passi, non solo verso una nuova organizzazione del loro funzionamento interno, ma anche negli aspetti finanziari e di patrimonializzazione. Dall’altra parte le banche devono accogliere l’appello del governatore Draghi a ripristinare il corretto funzionamento del mercato interbancario.
Le istituzioni monetarie e finanziarie hanno dato delle risposte, riuscendo in parte a contenere la crisi. Ma ci si è chiesti se le crisi del futuro saranno meglio gestibili di quelle di oggi.
Una nota positiva: non sono emersi allarmismi esagerati e c’è accordo nel fatto che ci avviamo ad un superamento della crisi con ripercursioni positive sull’economia reale.

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“Fondi Ue per le infrastrutture”

7 novembre 2008

cascioInfrastrutture, energia, turismo e ambiente. Queste le sfide per il nuovo millennio del Mezzogiorno che hanno trovato in piena sintonia i relatori del convegno svoltosi giovedì 6 novembre a Palazzo dei Normanni. Sfide che vanno lette e affrontate in una nuova chiave, quella della crisi dei mercati mondiali con le relative conseguenze di scarsa liquidità delle banche, difficoltà di accesso al credito e necessaria ricapitalizzazione degli istituti di credito.
“La nuova programmazione 2007-2013 – ha detto il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo – dovrà essere prevalentemente orientata verso l’abbattimento del forte divario infrastrutturale esistente fra la Sicilia e le aree forti del Paese. Solo in questo modo, senza polverizzare gli interventi, le aziende dell’Isola potranno diventare veramente competitive. Nell’immediato, è inammissibile che una decina di miliardi di fondi Fas che per l’85 per cento dovrebbero essere destinati al Sud sono state impegnate per l’Expo di Milano”.
Per il presidente dell’Ars, Francesco Cascio occorre “una riflessione sui temi energetici e ambientali specie all’interno del cammino intrapreso dal Paese verso un’Italia federale”.
Al convegno moderato da David Lane, giornalista del The Economist, Ugo Di Bennardo, direttore Anas Sicilia ha delineato la politica di investimenti in atto nei confronti del Mezzogiorno: “L’Anas – ha affermato - punta a investire nel Mezzogiorno d’Italia in cui si avvertono le maggiori carenze infrastrutturali e si registra l’isolamento di alcune aree periferiche e la congestione dei trasporti. La priorità degli investimenti è rappresentata dall’apertura del corridoio Berlino-Palermo con lo snodo del Ponte sullo Stretto per una migliore accessibilità alla vasta area mediterranea, attraverso nodi di scambio intermodale e collegamenti diretti e veloci”. Sul Ponte, Di Bennardo ha detto che “rimangono validi tutti i contratti stipulati per il progetto del ponte anche se il blocco di due anni determina inevitabilmente delle conseguenze”.
In questo contesto di crisi finanziaria il ruolo delle banche da qui in avanti sarà determinante, e il presidente della Banca popolare Sant’Angelo, Nicolò Curella, ha sottolineato “l’esigenza di tornare ad un sistema bancario tradizionale, ovvero a una finanza collegata all’economia reale, in cui inevitabilmente si restringeranno i margini di profittabilità degli istituti di credito e – ha continuato - prioritario sarà supportare il finanziamento dei consorzi fidi, per dare ossigeno alle imprese medie e piccole che dovranno fare rete e sistema per competere sul mercato”.
Il processo di cambiamento messo in atto dalla crisi finanziaria determinerà l’esigenza di riscrivere nuovi equilibri economici e sociali, oltre che una nuova ridistribuzione della ricchezza, secondo Antonio Piraino, dell’ufficio studi e marketing di Banca Nuova, “in questa ottica, l’area del Mediterraneo è destinata a diventare sempre più importante anche se l’Europa sembra non accorgersene, e la Sicilia può diventare un punto di riferimento importante se punta su turismo e vino, due settori dalle enormi potenzialità ancora sotto sviluppati”. Di sviluppo del turismo ha parlato Francesco Giacobbi, amministratore delegato del Credito Siciliano: “Bisogna partire proprio dalla terra e dal mare – ha detto - dalle risorse della Sicilia per muovere lo sviluppo, come sistema bancario che conosce a fondo il territorio siamo disponibili ad accompagnare gli imprenditori in questo percorso di investimento, senza trascurare però anche il settore della produzione di energia, in maniera particolare l’eolico e l’energia solare, sfruttando soprattutto le risorse dell’imprenditoria giovanile”.

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Lo Bello: “Rafforzare i Confidi e portarli da venti a cinque”

7 novembre 2008

lo-bello1“La strada per risollevare le imprese siciliane colpite dalla crisi dei mercati finanziari è rafforzare i Confidi ma soprattutto è necessario che i consorzi del Sud si mettano insieme. Solo dalla l’aggregazione il loro ruolo, di grande importanza e sostegno per le imprese, potrà acquisire maggiore forza e credibilità”. Queste una delle misure individuate da Ivan Lo Bello, nella doppia veste di presidente del BdS e degli industriali siciliani nel corso del convegno su “La crisi dei mercati finanziari internazionali: cause, sviluppi, conseguenze e prospettive” svoltosi stamane a Palazzo Jung nell’ambito de “Le giornate dell’economia del Mezzogiorno”. Secondo Lo Bello inoltre i venti confidi autorizzati in Sicilia dovrebbe essere ridotti a cinque. Questa la soluzione per consentire alle aziende siciliane di superare il momento difficile determinato dalla crisi finanziaria, “insieme ad un fondo di garanzia che allarghi il credito alle imprese e all’avvio di un piano di pagamenti della Pubblica amministrazione a favore delle imprese debitrici, che sblocchi i tanti investimenti imbrigliati nei lunghi iter amministrativi, specie nel settore energetico”. Delle ragioni che hanno portato al crollo delle Borse e degli effetti prodotti sui mercati internazionali ha parlato Alberto Cribiore, vice chairman di Citigroup’s institutional clientes group, rispondendo alle domande del professore emerito Università commerciale Bocconi di Milano, Roberto Ruozi. Secondo Cribiore, che ha ricoperto ad interim la carica di presidente non esecutivo della Merril Lynch “da qui in avanti l’accesso al capitale sarà sempre più difficile e c’è la possibilità che la situazione si evolva in negativo, per questo c’è bisogno di elasticità per controbilanciare la situazione di mercato, nel senso di regole per gli investimenti e per il lavoro. Questa crisi viene da lontano – spiega Cribiore – per risalire alle cause iniziali bisogna tornare indietro , ai primi anni del 2000 quando dominava la politica dell’alta liquidità e bassi tassi d’interesse, questo ha generato più credito per tutti diffondendo benessere generalizzato tra i consumatori americani”. “Una crisi patrimoniale senza precedenti, a cui i governi nazionali hanno risposto prontamente - come ha sottolineato il professore Ruozi – con interventi attuati in tempi molto rapidi, recuperando miliardi di euro in appena 24 ore per ricapitalizzare le banche”. Preservare l’economia reale è l’imperativo per tutti i relatori intervenuti. Secondo Ubaldo Li Volsi, presidente Fondo Convergenza “è importante che ognuno, dagli imprenditori alle banche, faccia la sua parte. Lo Stato deve favorire l’impresa e puntare sul prodotto Italia, bisogna agire sull’economia reale per rilanciarla”. Parla di rischio di banca, Andrea Monari, di Banca Intesa, per il quale “non si elimina il rischio, il rischio va gestito. I policy maker devono rendersi conto che creare disparità fra gli Stati è rischioso e ha delle conseguenze pericolose”. Giuseppe Attanà, presidente Atic Forex, ha parlato di una sollecitazione, già fatta, da parte degli operatori interbancari verso la Federazione Interbancaria Europea per un intervento sul meccanismo dell’Euribor che attualmente non funziona e quindi non accoglie gli input delle politiche monetarie delle banche centrali”. Nel corso dell’incontro il presidente di Atic Forex ha annunciato il progetto di fusione tra la sua associazione – che raggruppa gli operatori dei mercati monetari con l’Assiom che raggruppa gli operatori dei mercati dei capitali”. Un “processo di riunificazione”, che continua Attanà, “avrà il suo primo momento oggi pomeriggio nel corso di un incontro che si terrà presso la Banca popolare Sant’ Angelo a Palermo con la deliberazione della nostra associazione a favore della fusione”.

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La creatività siciliana e la competitività marocchina per conquistare il mondo

6 novembre 2008

salerno_baddouQuesto l’invito lanciato dal Direttore del Centro di Investimento della Regione di Casablanca durante l’incontro “Le opportunità di investimento e le riforme economiche in Marocco” che si è tenuto ieri mattina presso la sede di Confindustria Palermo.
L’incontro è stato organizzato dal Consolato del Regno del Marocco a Palermo e si è svolto alla presenza del Console Youssef Balla, dell’Ambasciatore del Regno del Marocco a Roma, S.E. Tajeddine Baddou e di un’ampia delegazione del Consolato.
Dopo i saluti del Presidente Avanti, dell’On. Caputo e del Dott. Piraino, la sessione, coordinata dal Presidente Antonino Salerno è stata aperta dall’Ambasciatore , S.E. Tajeddine Baddou.
Nei due interventi a seguire del Sig. Hamid Belafdil e dalla Sig.ra Halima Hadir, isono state illustrate le opportunità offerte dal Marocco nei diversi settori, gli incentivi e i vantaggi competitivi di questa realtà emergente. Oggi infatti il Marocco si propone ed è candidato a pieno titolo tra i partner commerciali più interessanti per la nostra regione e non solo. Grazie alla sua posizione strategica, alle molte opportunità di businessche offre, nei diversi settori, si presenta come “porta di accesso ad un mercato di circa 1 miliardo di consumatori”. Un numero che fa un pò girare la testa, basti pensare per avere un’idea che in Italia siamo appena 55 milioni, come sottolineato dallo stesso Salerno.
Nel corso della sessione è emerso in maniera forte come ci sia stato un forte intento della classe politica marocchina a garantire stabilità economica e crescita negli ultimi anni, con risultati tuttaltro che modesti. Tra il 2002 e il 2007 si è registrato un tasso medio di crescita del 5,8%, accompagnato da un tasso medio di inflazione dell’1,7%: dati cui guradare con attenzione.
Insomma, il Marocco, da buon Paese esportatore è riuscito ieri ad esportare una buona immagine di sè, tanto che la sessione si è chiusa con una raccomandazione del Presidente Salerno ai suoi colleghi, che nel mentre avevano animato un interessante dibattito che ha toccato tutti i possibili aspetti da sanità e sicurezza, fino alla concorrenza cinese. Le considerazioni di Salerno: il Marocco è una realtà da prendere seriamente in considerazione come possibile partner; l’esortazione: abbiate coraggio!

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Fusioni, acquisizioni e performance in un sistema del credito duale

5 novembre 2008

Si parla dei problemi del credito in Italia, e in particolare nel Mezzogiorno, all’Aula Consiliare del Comune di Palermo. L’appuntamento del 4 Novembre, intitolato “Fusioni acquisizioni e performance in un sistema del credito duale”, organizzato dall’Istituto Banco di Napoli-Fondazione, ha messo insieme alcuni temi interessanti che oggi, in piena crisi dei mercati finanziari, appaiono addirittura “scottanti” e di assoluto interesse. Si è discusso della difficoltà delle imprese del Sud nel quotarsi in borsa, dell’esperienza del sistema bancario del marchigiano e del suo ruolo nel territorio, e di possibili soluzioni alla questione delle credito nel Mezzogiorno. E ci si è posti una domanda che ci aiuta a rispondere alla questione di quanta colpa poter attribuire al sistema creditizio, in quelle situazioni in cui lo sviluppo territoriale è venuto a mancare: sono le banche il motore dello sviluppo o, più semplicemente, il settore che si attiva quando l’economia è già nella fase di sviluppo?
Le imprese meridionali faticano ad accedere ai canali del credito e non riescono a quotarsi in borsa. Sono le banche che non accordano la giusta fiducia alle imprese o sono le imprese ad essere troppo deboli patrimonialmente? Secondo alcuni studi, che sono stati discussi durante la sessione, il problema sta forse nella debole struttura finanziaria delle imprese locali, per cui la ricetta dello sviluppo non può che essere quella di un maggiore ricorso ai capitale propri, per poi proporsi dignitosamente ai mercati finanziari. I soldi, in altre parole, si danno a chi ce li ha già. Ricorrere al credito, in questo momento, significa esporsi ad un’alta volatilità dei tassi di interesse e il rischio è quello di non riuscire a far fronte agli oneri finanziari.

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Commercialista “certificatore d’impresa”

4 novembre 2008

palazzo-dei-normanniIn Sicilia e nel Mezzogiorno non è mai esistita la figura del  consulente d’impresa, della micro impresa (quando si parla di Sicilia) concepito e praticato come colui che rappresenta e tutela l’imprenditore nel rapporto con il mondo del credito, con il cliente, con il  fornitore, con il possibile partner e con le istituzioni”. Un ruolo da ripensare e da conquistare, quello del dottore commercialista attorno a cui si è  svolta stamani un’ampia riflessione al convegno “Lo sviluppo delle imprese del Mezzogiorno e il ruolo strategico del commercialista”, tenutosi a Palazzo dei Normanni nell’ambito delle Giornate dell’economia del Mezzogiorno.
“Se l’imprenditore ha necessità di ricorrere al credito va in banca senza neanche avvertire il commercialista, se gli si presenta l’opportunità di una partnership decide di coglierla o di rinunciarvi senza neanche parlarne con il commercialista – dice Calcedonio Li Pomi, dottore commercialista – Consulta il consulente quando è già in difficoltà con la banca o quando il suo partner lo ha già danneggiato, ovvero quando vive una situazione patologica”.
Quello del commercialista è un ruolo ancora troppo legato alla figura dell’”uomo dei conti e delle tasse”, agli occhi dell’imprenditore medio del Sud Italia in cui il tessuto socio-economico è fatto per lo più di microaziende (il 93% conta meno di 10 addetti e l’86% ne ha meno di 5).  In tema di sviluppo delle imprese del Mezzogiorno va riletto il ruolo del professionista in quanto “fulcro del dialogo sociale fra imprese e banche, imprese e istituzioni”, come ha detto il dottore commercialista Rosalia Tortorici, oltre che “cerniera fra mondo accademico e della produzione”, come ha sottolineato Francesco Di Stefano, vice presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.
Nel corso del convegno anche una denuncia. “Il legislatore, nazionale e regionale, per lungo tempo, ha nei fatti rinunciato a servirsi del commercialista, inteso come consulente economico e finanziario al servizio del territorio inverosimile pensare che l’ordine dei commercialisti non partecipi attivamente all’elaborazione e alla definizione dei programmi regionali di impiego delle risorse comunitarie, – continua Li Pomi –  ma è quello che è avvenuto con riguardo al programma operativo FESR e al programma operativo FSE 2007-13”. Necessario, dunque, un collegamento fra imprese, professionisti e istituzioni in cui il commercialista sia garante, quale è, e “certificatore” della misura della serietà e qualità totale dell’impresa siciliana e mediterranea nel mondo.
“Non si può parlare di sviluppo del Mezzogiorno se prima non si parla di legalità a 360 gradi,  - dice Santo Russo, presidente dell’Odcec di Palermo –  con legalità si intende lotta alla mafia, all’evasione fiscale e a chiunque e a qualsiasi cosa che ostacola e interferisce con lo sviluppo delle aziende. I dottori commercialisti sono pronti a lavorare fianco a fianco con le banche, gli enti e le istituzioni e tutti i soggetti promotori di sviluppo accanto alle imprese per superare insieme questo momento di crisi che ha investito i mercati”. In tema di etica e legalità, Marco Salerno, dirigente generale struttura Audit gestione Fondi europei Ue, ha proposto l’istituzione di “un codice etico che regoli la professione dei commercialisti e imponga regole e procedure comuni”, e ha elencato fra l’altro, i disegni di legge - fra cui quello sul credito d’imposta - al momento in itinere all’Ars la cui attuazione sbloccherebbe i fondi del Por 2007-2013.
“Fare rete, fare sistema”, scegliere la strada dell’aggregazione, del consorzismo, questa la ricetta per le microimprese emersa nel corso del dibattito per affrontare la sfida dei mercati concorrenti  e competere con le altre regioni del Sud per conquistare la fetta di fondi europei per lo sviluppo”, come ha sottolineato il dirigente generale del dipartimento regionale Industria della Regione siciliana, Giuseppe Incardona, “la strategia consiste nell’aggregarsi, fare massa critica per competere; nel campo dell’innovazione tecnologica e scientifica serve una ricerca pubblica qualificata, non fine a se stessa, ma collegata con il sistema imprenditoriale e  quindi finalizzata agli impieghi industriali”.

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Il progresso rispetti l’uomo

4 novembre 2008

steriSviluppo e rispetto dell’uomo devono andare di apri passo. E’ quanto è emerso nell’ambito delle giornate dell’economia del Mezzogiorno a Palazzo Chiaramonte-Steri dove è stato affrontato il tema “I risultati delle politiche di coesione nel Mezzogiorno: passato, presente e futuro”. L’evento, organizzato dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Palermo e coordinato da Antonio La Spina, ha visto la presenza di Padre Gianni Notari e di Roberto Lagalla, neorettore dell’Università di Palermo, il quale si è soffermato “sulla necessità di avviare percorsi di sviluppo che, rispettando le esigenze sociali e culturali locali, possano essere qualificati per il loro livello di sostenibilità”.
La relazione principale è stata affidata al senatore Nicola Rossi, nonché professore ordinario di analisi economica all’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, il quale ha abilmente tracciato un’analisi critica riguardante gli errori commessi nell’attuazione delle politiche di coesione che hanno interessato la Sicilia e, più ampiamente, il Mezzogiorno d’Italia.
Nonostante gli ingenti trasferimenti di risorse monetarie, il divario tra Nord e Sud non sembra essersi ridotto, anzi, sono stati spesso gli stessi incentivi ad avviare un processo di burocratizzazione che ha finito per rendere ancora più lenti e farraginosi gli ordinari procedimenti amministrativi. Inoltre, ha aggiunto lo stesso Rossi, “le risorse straordinarie sfociano in opere di carattere ordinario e di rilevanza certo non strategica per lo sviluppo locale. Tale condizione, favorendo una distribuzione a pioggia delle risorse, mostra una scarsa efficacia, che per certi versi finisce per incentivare meccanismi distorsivi delle stesse relazioni tra politici locali e popolazione. Al Sud, tra l’altro, le istituzioni pubbliche spesso non garantiscono ciò che sarebbe loro ordinario e quotidiano compito garantire”. La proposta che deriva dall’analisi di Rossi consiste nell’individuazione di pochi settori prioritari verso i quali concentrare gli sforzi, al fine di ridurre al minimo gli enormi sprechi cui si è assistito negli ultimi anni.
Durante il dibattito che ha seguito l’incontro è intervenuto, tra gli altri, Giuseppe De Santis, capo della segreteria tecnica del presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo che ha sottolineato, anche facendo riferimento ad un territorio circoscritto come quello madonita, la presenza di casi interessanti, se non di successo, di utilizzo dei fondi comunitari. Egli ha al contempo riconosciuto anche la correttezza della severa analisi di Rossi, indicando la necessità di strategie che trovino un punto di equilibrio tra regionalismo e sovraregionalità.

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Se la ricerca fa sistema

3 novembre 2008

cresStamattina al Cres, Centro per la Ricerca Elettronica un Sicilia, si è discusso di “ricerca e innovazione: esperienze e nuove opportunità”.

Molti gli argomenti emersi, si è infatti discusso a lungo dei programmi regionali a sostegno dell’impresa e dei distretti  tecnologici, delle eccellenze meridionali in tema di ricerca e delle difficoltà presenti.
Tra i molti temi, uno dei fili conduttori è stata la considerazione che la ricerca non sempre riesce a tradursi in innovazione, e l’innovazione in sviluppo economico. I motivi possono essere differenti, imputabili sia al lato della domanda di “ricerca e innovazione” che di offerta. Da una parte infatti ci sono le imprese, che si trovano a fronteggiare un periodo di crisi, che non sempre riescono facilmente ad accedere al credito e che possono attingere a strumenti di finanziamento non sempre sufficienti.
Dall’altro lato ci sono centri di ricerca, pubblici e privati, anch’essi con poche risorse e molte difficoltà. Per le Università, in particolare, anche l’organizzazione stessa dell’attività di ricerca presenta non poche “trappole”. La “trasparenza” negli atti pubblici, sempre tanto declamata, in questo caso non gioca a favore, tanto da arrivare ai paradossi come la difficoltà a concludere convenzioni con società private che piuttosto che rendere pubblici, a uso e consumo dei propri competitori, tutti i dettagli delle commissioni richieste, preferiscono rinunciarvi.
Non tutto però è così nero, esistono casi in cui la ricerca, compresa quella accademica, riesce a fare sistema ed a produrre ricchezza, come nel caso dei “neonati” del consorzio Arca o come lo stesso Cres. Non si vuole comunque ridurre tutto ad una “filiera” della conoscenza, in cui dall’idea si passa per step successivi al “guadagno”, piuttosto si avverte l’esigenza di proporre e realizzare un “sistema di ricerca siciliano”, che proponga delle strategie di sviluppo a beneficio del tessuto imprenditoriale.

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