Da Enna l’impegno per un protocollo d’intesa tra università, imprese, enti pubblici e banche
La tavola rotonda dell’Università di Enna organizzata dal prof. Tesoriere si è conclusa con due proposte operative delle quali lo stesso organizzatore ha garantito l’attuazione. I partecipanti hanno messo in evidenza che il ruolo giocato dalle università sul territorio è fondamentale per stimolare e guidare la crescita economica e sociale dell’area di riferimento delle stesse.
Le università, infatti, hanno tutti gli strumenti scientifici necessari ad indicare le pratiche migliori per uno sviluppo economico e sociale sostenibile, inoltre esse possono monitorare nel tempo i risultati delle scelte di politica economica intraprese.
All’università si richiede quindi di essere più presente sul territorio e di orientare la ricerca verso studi applicati che possono essere utili alla collettività che la sostiene economicamente. L’autonomia finanziaria degli atenei italiani che attualmente già esiste e che nel futuro si pensa sarà ancora di più rafforzata implica quindi delle responsabilità forti della ricerca scientifica quale strumento di sviluppo economico.
L’attuale normativa universitaria nazionale non garantisce e non stimola gli atenei ad effettuare scelte efficienti di spesa ed a orientare la ricerca verso studi utili al territorio in cui si opera. È emerso che attualmente il ruolo degli atenei regionali, per molte discipline, non è in grado di sviluppare ricerca di base per la quale non si hanno né risorse umane né economiche.
È stato poi evidenziato che attualmente la valutazione della ricerca nazionale dà un peso eccessivo alla valutazione dei titoli costituiti dalle pubblicazioni su riviste scientifiche. Spesso però queste pubblicazioni hanno natura puramente teorica, quasi mai poi per gli atenei meridionali vi sono sforzi da parte dei ricercatori di pubblicare i risultati di sperimentazioni a livello locale. Quest’ultimo fenomeno è poi particolarmente vero per le facoltà di scienze sociali ed economiche.
A parere dei presidenti degli ordini professionali e delle associazioni imprenditoriali la ricerca degli atenei meridionali e siciliani in particolare deve avere immediati risvolti sulla vita economica della popolazione locale e l’insegnamento dovrebbe essere orientato a fornire ai giovani laureati strumenti operativi per permettere loro di trovare occupazione o iniziare la libera impresa in maniera agevole.
Gli accademici presenti hanno inoltre espresso l’idea che per migliorare sia il livello di ricerca teorica ed applicata sia la redditività delle imprese occorre sviluppare reti relazionali con varie aree del mondo.
Il prof. Andrea Cirà, generalizzando i suoi studi sulle reti di trasporto, afferma che oggi più che parlare di competizione fra università o fra imprese al fine di migliorare l’efficienza dei loro risultati occorre studiare quali potrebbero essere le complementarità nei diversi settori fra “attori” che lavorano su temi simili. Egli ritiene che la teoria marginalistica di tipo marscialliano tutta orientata al miglioramento dell’efficienza assicurata da un livello spinto di competizione sia nei fatti stata superata dalle più moderne teorie della cooperazione, di cui il premio nobel Nash ha dimostrato matematicamente la superiorità rispetto ai modelli economici basati appunto sulla competizione e quindi sulla non cooperazione.
Oggi, le reti di relazioni basate sul mettere a sistema le complementarità fra economie differenti si rivelano sempre vincenti. Soltanto coloro che riescono a cooperare mettendo assieme idee, esperienze e capitali possono sfruttare opportunità altrimenti non accessibili a singoli operatori economici.
Il prof. Giovanni Tesoriere ha concluso rafforzando ancora una volta l’idea che occorre creare delle reti per migliorare sia l’efficienza della ricerca sia le opportunità economiche delle imprese. A questo fine, per dare un seguito alla giornata di studi, ha proposto di siglare un protocollo d’intesa fra università, imprese, enti pubblici e banche per sviluppare assieme ricerca ed iniziative economiche. Ha poi detto che, dato il fallimento dell’iniziativa della costituzione di un’università del mediterraneo, è necessario avviare una serie di incontri con altre università ed istituzioni del bacino del Mediterraneo per coinvolgere le università del Nord Europa a sviluppare assieme progetti ed iniziative anche finalizzate ad accedere ai fondi comunitari per la ricerca.








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