La nostra economia è in profonda trasformazione. Il fattore chiave nella competizione globale non sono più beni, servizi o flussi di capitale, ma la competizione per le persone. Ciò che più conta non è più tanto la disponibilità di materie prime quanto la disponibilità di capitale umano, di idee, di capacità innovativa, quella forza che consente di fare cose nuove secondo le tecnologie più avanzate e in tempi sempre più rapidi. Dunque da un modello economico basato sui prodotti siamo migrati ad un sistema basato sulla conoscenza, sull’intelligenza e sulla creatività umana. Il motore di questa forza non sono più le macchine, ma le persone con le loro competenze e saperi. Le scelte che guidano gli spostamenti delle persone, dei “talenti”, sono di fatto legate a regioni e città. Come sostiene da tempo anche Kenichi Ohmae, guru del management internazionale e partner McKinsey ,le città e le regioni metropolitane sono l’unità naturale della vita economica e sociale e sono e saranno sempre più il cuore della competizione globale. Ma, se è vero che le città sono la nuova unità economica, forse l’Italia, e quindi anche la Sicilia, può far leva sul suo grande patrimonio di centri urbani ricchi di storia, cultura e imprenditorialità per mettere in moto una nuova crescita, seppur in Sicilia, in particolare, occorre tenere in considerazione la complessità territoriale in cui aspetti tradizionali convivono con spinte innovative, e questa simultaneità tende a frenare lo sviluppo. Anche se una certa propulsione registrata nell’ultimo anno fa sperare in un percorso diverso.
Per competere, occorre dunque puntare sull’eccellenza quantitativa, che deve essere integrata dall’eccellenza qualitativa, e che viene dalla valorizzazione di tutta la persona; oggi è sempre più necessario che la scienza dei mezzi si accompagni alla sapienza dei fini, perché solo la consapevolezza dei fini, dei valori è in grado di guidare le nostre scelte.
Il merito però stenta a diventare una filosofia che orienta le istituzioni e le imprese. L’Italia, e la Sicilia in particolare, hanno una certa incapacità nel valorizzare il merito e la cura e la formazione dei talenti.
La Sicilia si trova davanti a nuove sfide per affrontare, più efficacemente che nel passato, il problema dello sviluppo economico e civile. Prima ancora che economico, tale problema è di natura socio-culturale e istituzionale. Richiede cioè un adeguamento della cultura sociale e politica, delle capacità relazionali, delle strategie e delle forme di intervento delle istituzioni.
Occorre un’analisi dei rapporti tra economia e società, con particolare attenzione ai condizionamenti legati ai fattori socio-culturali e istituzionali, per contribuire a un disegno più efficace delle politiche pubbliche, e per fornire alle forze sociali (rappresentanze del mondo imprenditoriale, del lavoro, della politica e dell’associazionismo sociale e culturale) elementi utili per un miglior orientamento della loro azione a sostegno dello sviluppo.
E’ necessario dunque un nuovo approccio, l’attenzione deve essere rivolta di più su alcuni fattori endogeni: la centralità della persona, la sua formazione, l’eccellenza formativa, il valore dello studio, la meritocrazia, la valorizzazione dei talenti; le leadership imprenditoriali e politiche, e quindi la capacità del territorio di produrre beni collettivi materiali e immateriali, di generare “capacità”, ovvero competenze e specializzazioni e capacità relazionali per affrontare le sfide esterne e per incidere a monte sulle carenze di contesto.
Inoltre occorre ragionare in termini di cabina di regia dello sviluppo, creare cioè concertazione, anche tra pubblico e privato, tra chi fa tecnologia e chi fa innovazione, tra chi fa economia e chi fa gestione del territorio. Tutto questo passa attraverso una filiera che è fatta di Piani strategici di sviluppo, di ricerca delle risorse di eccellenza del territorio, di progettualità, di promozione integrata.
Queste considerazioni sono il tema della nostra sessione di lavoro: un dibattito tra rappresentanti delle istituzioni, amministratori e sistema educativo per prendere spunto da quanto succede intorno a noi, per ricordare che queste risorse sono come creta: sta ai relatori che intervengono, attraverso esperienze o proposte concrete, trasformarla in qualcosa di concreto, di innovativo e meritocratico.
Contributi
Capitale Umano, Competenze, Saperi, Tecnologie
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