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Archivio per maggio 2009

Il «Guardiano dell’unità» e il caso Sud

26 maggio 2009

Il «Guardiano dell’unità» e il caso Sud

da La Sicilia del 24/05/09
di PIETRO BUSETTA

napolitanoUna visita, quella del presidente Napolitano, per onorare la memoria dei due eroi Borsellino- Falcone che però va oltre il Sud come problema criminale per riportare la nostra realtà alla dimensione che dovrebbe avere. Cioè di un’area di 21 milioni di abitanti senza la quale non è pensabile qualunque progetto di sviluppo del Paese. Ed i risultati comparati con quelli del resto dell’Europa e degli altri paesi industrializzati dimostrano tutta la dimensione di tale affermazione.
Il bisogno del Presidente della Repubblica di conoscere dalla viva voce di chi lavora e studia in questi territori la dimensione problematica dell’economia della realtà siciliana e meridionale è una indicazione di percorso interessante ed una dimostrazione di sensibilità che conferma la volontà da parte della prima carica dello Stato di essere guardiano dell’unità nazionale. Che non può essere solo quella politica e che rischia di frantumarsi se accanto ad essa non vi è quella economica.
Negli ultimi anni la stessa parola “Mezzogiorno” è diventato sinonimo di malaffare, di spreco, di inefficienza, di criminalità, di marginalità in una parola di irredimibilità. Ed invece un Presidente che riprende il tema con affermazioni forti sulla centralità della problematica è da ammirare, perché certo in un momento in cui le risorse del Mezzogiorno vengono saccheggiate e dirottate verso le aree forti, per l’expo 2015 di Milano piuttosto che per finanziare la detassazione dell’Ici, in cui una forza politica determinante per la tenuta del governo si permette di affermare che è finalmente arrivato il momento che lo straccione Sud finanzi il Nord, in un momento come questo, affermare in estrema controtendenza la centralità della problematica e l’impossibilità di non tenerla presente è estremamente coraggioso.
Dal colloquio è emersa l’esigenza di un progetto per quest’area. Di un programma nazionale di governo che si riprometta di eliminare il sottosviluppo della zona, nella quale lavora una persona su quattro invece che una su due nel giro dei prossimi 8 anni, che sono poi quelli della prossima programmazione.
Il 2015 dovrebbe essere l’anno di chiusura del prossimo programma dell’Unione cofinanziato dall’Italia. Un progetto in cui sia chiaro come si possono creare quei tre milioni di posti di lavoro di saldo occupazionale che permetterebbero al Mezzogiorno di non essere più area di emigrazione. Tutto ciò passa da una produttività del lavoro in linea con quella della Mitteleuropa, ed invece la nostra produttività è molto più bassa. Sia nell’industria, come nell’agricoltura e ancor di più nei servizi. Soluzione l’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area nei settori di grande innovazione e di alta tecnologia in sinergia con i quattro poli universitari che dovrebbero diventare le navi rompighiaccio per attraversare le paludi ormai congelate del sottosviluppo e rendere navigabile la nostra realtà alle maxi navi del capitalismo internazionale.
Ma è estremamente difficile che la rotta sia a Sud se non vi sono le condizioni minime di attrazione.
Che si parli di ferrovie, di porti, di aeroporti la situazione è estremamente precaria, così come ogni velleità di fiscalità di vantaggio si è arenata ed è stata sostituita da una di svantaggio rispetto al resto del Paese. Perché investire da noi se per andare da Palermo a Catania non bastano 5 ore e se l’alta velocità si ferma a Napoli? Il timore è che anche coloro che sulla base di incentivi della Cassa del Mezzogiorno prima e della successiva 64 poi, in una visione di razionalizzazione dei propri interventi, chiudano gli stabilimenti a Sud di Napoli come sta pensando già di fare la Fiat di Termini Imerese. Ed allora ben venga il monito del Capo dello Stato di ricordarsi di quest’area. Ma ciò non basta è necessario che si pretenda, in un momento in cui bisogna pensare a modelli di sviluppo nuovi, considerato i1 fallimento di quelli precedenti, che vi sia un progetto chiaro, tempi definiti, strategie di breve e di lungo termine e una verifica degli impegni presi da Autority indipendenti.

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Crisi: Lo Bello, Sicilia a “futuro zero” senza infrastrutture

18 maggio 2009

Crisi: Lo Bello, Sicilia a “futor zero” senza infrastrutture
da www.agi.it del 16 maggio 2009

convegno_ct_small1“Il futuro in Sicilia è zero se le infrastrutture rimangono nell’attuale stato”. Lo sostiene il presidente regionale di Confindustria, Ivan Lo Bello, intervenuto questa mattina al convegno nazionale dei Giovani imprenditori di Ance e di Confindustria. “Noi abbiamo alcune questioni strategiche che da tempo poniamo - spiega Lo Bello - e che possiamo sintetizzare in alcuni grandi temi per rendere competitivo il nostro sistema: infrastrutture, pubblica amministrazione, legalità, logistica e infrastrutture immateriali come la banda larga”. Per Lo Bello “occorre che le risorse comunitarie siano concentrate in alcune grande priorità strategiche”. Secondo i dati diffusi al convegno, in Sicilia negli ultimi quattro mesi il mercato delle opere pubbliche di competenza regionale ha subito un ulteriore crollo rispetto al periodo gennaio-aprile 2008: -35,07% per numero di gare bandite (224 contro 345) e -33,62% per importi delle opere (173 milioni rispetto a 261 milioni). In Italia il calo complessivo degli investimenti nelle nuove infrastrutture e’ stato di -5,1% nel 2008 e -7,3% nel 2009. Negli ultimi 10 anni il Paese, per allinearsi al resto d’Europa, avrebbe dovuto investire ogni anno circa 12 miliardi di euro in più. In questo gap complessivo la Sicilia ha una dotazione infrastrutturale del 20,6% inferiore alla media nazionale. Nei cassetti restano progetti per infrastrutture, finanziati con 750 milioni di euro e subito cantierabili; mentre investimenti privati nel settore energia per 4 miliardi di euro attendono da anni un parere che non arriva mai. Andrea Vecchio, presidente di Ance Catania, per il quale “troppo grande è stato il tradimento consumato nei confronti del popolo siciliano, da parte della classe politica regionale e nazionale degli ultimi 60 anni, per quanto riguarda le infrastrutture: un uso dissennato di fondi e finanziamenti, criteri clientelari e falsi obiettivi. Tanti i progetti mancati e alcune “vergogne”, come la circonvallazione di Palermo, la Catania-Caltagirone-Gela, la statale 121, l’A/19 Catania-Palermo e la tangenziale di Catania quotidianamente soffocata”. Peraltro oggi il presidente dei giovani di Confindustria Sicilia Giorgio Cappello, ha definito “un affronto” l’assenza all’iniziativa delle istituzioni politiche regionali e nazionali: “Siamo in mano di nessuno se ignorano temi cruciali come questi e ignorano noi che siamo la nuova classe dirigente in grado di fare ripartire la crescita”, ha accusato.

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A Termini il nodo del porto

8 maggio 2009

A Termini il nodo del porto
Lo stabilimento siciliano. Necessari 140 milioni per le infrastrutture

da Il Sole 24 ore del 08/05/09
di Nino Amadore

fiat_terminiIntervenire su Palazzo Chigi affinché sia convocato un tavolo nazionale che impegni i vertici Fiat a presentare le missioni produttive per tutti i suoi stabilimenti. E la richiesta di Cgil, Cisl e Uil siciliane anche alla luce delle indiscrezioni sulla chiusura dello stabilimento di Termini Irnerese. Indiscrezioni che hanno raggelato gli operai (in totale sono 2.100 di cui 1.700 diretti Fiat) che hanno trascorso cinque degli ultimi otto mesi in cassa integrazione. Fino a ieri il ragionamento era: lo stabilimento forse non chiude ma è destinato a una lenta agonia.
Certo non è stata di giovamento la paralisi sul fronte delle infrastrutture, nodo cruciale di quelli che i manager del Lingotto definiscono «svantaggi competitivi»: per il potenziamento del porto sono necessari e da trovare 50 milioni e per l’interporto 90 milioni. Ieri i sindacati che hanno incontrato il presidente della Regione Raffaele Lombardo hanno ribadito la richiesta che vengano completati i programmi di sviluppo infrastrutturale dell’area perché siano superate le condizioni di marginalità dello stabilimento siciliano. «Continuo a pensare che sia possibile fare un accordo di programma per fare di Termini Imerese uno stabilimento specializzato nella produzione di auto a Gpl: basterebbero 20 milioni» dice Alessandro Albanese, presidente del Consorzio Asi di Palermo. In verità a Termini le auto a Gpl vengono già prodotte oggi con l’attuale modello della Ypsilon mentre l’Euro 5 dovrebbe essere prodotta qui dal 2010: nel caso del Gpl i risultati sono stati soddisfacenti. «E grazie prima agli incentivi e poi al Gpl - dice Roberto Mastrosimone, rappresentante della Fiom - che abbiamo ripreso a lavorare». La preoccupazione oggi comunque è forte. Lombardo, al termine dell’incontro con i sindacati tenuto ieri pomeriggio, ha annunciato che chiederà un piano di salvaguardia produttiva per lo stabilimento. Il governatore ha concordato anche la partecipazione alla manifestazione del 16 maggio a Torino e l’emanazione di una direttiva per attivare misure di sostegno al reddito dei lavoratori dello stabilimento e delle aziende dell’indotto produttivo e ha accolto la richiesta da avanzare al presidente della conferenza Stato-Regioni perché preveda un confronto tra la Fiat e le regioni interessate.
I fatti di questi giorni hanno azzerato la lettera dai toni positivi che Diego Pistone, manager del gruppo torinese, aveva inviato all’assessore regionale all’Industria Pippo Gianni. Cosi come sembra destinata a non avere seguito anche l’autorizzazione da parte dell’Ue a utilizzare 46 milioni di Fondi Por quale aiuto all’azienda di Torino per la produzione di un nuovo modello ecologico di automobile. Aiuti legati, dunque, agli investimenti di 550 milioni già annunciati a suo tempo per la produzione di un nuovo modello) con contestuale assunzione di 250 persone. «Quello di Termini - dice Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia - è uno dei più importanti poli industriali in Sicilia, che non possiamo permetterci il lusso di perdere».

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Basta con l’assistenzialismo

6 maggio 2009

Basta con l’assistenzialismo
da Il Sole 24 ore del 06/05/09

cittadiniBarbara Cittadini
VICEPRESIDENTE Confindustria Sicilia

Ruba da intellettuali, si dirà: la Sicilia è sempre vissuta di contraddizioni e, tra e contraddizioni, ha comunque trovato il modo di sopravvivere. Ma ora la situazione è terribilmente mutata. Le scelte debbono misurarsi con una crisi economica senza precedenti. Prendiamo un settore, certamente non secondario per la vita politica ed economica della Sicilia, qual è la formazione professionale. È mai possibile che un comparto così impegnativo, e non solo dal punto di vista finanziario, riesca purtroppo a sfuggire a ogni logica produttiva e ad alimentare ancora sacche di spreco e di clientelismo? Non esiste alcuna Regione in Italia che spenda quasi 250 milioni per finanziare corsi che, salvo rare eccezioni, sono privi di qualsiasi legame con le esigenze formative delle imprese.
Confindustria Sicilia da anni pone l’esigenza di finalizzare la formazione professionale a una crescita vera: i futuri lavoratori devono poter arrivare sul mercato sicuri di incontrare l’offerta delle aziende ma soprattutto certi di essere sin dall’inizio nelle condizioni di rispondere ai bisogni delle imprese, siano esse piccole o grandi. Un nuovo concetto di formazione, per esempio, comprende anche una fase di stage aziendale: al termine del corso può e deve essere prevista una esperienza in azienda. È evidente che, per arrivare a tale impostazione, occorre avviare una rivoluzione culturale: i corsi vanno fatti e finanziati sulla base delle effettive richieste del mercato del lavoro e non sulla base di ipotetiche, e spesso gratuite, catalogazioni di : figure professionali. La quantità dei corsi di formazione, finanziati dalla Regione, con uno spropositato numero di enti, risulta oggi non solo eccessiva e qualitativamente inadeguata, ma soprattutto poco coerente con le esigenze della base produttiva siciliana. L’assistenzialismo va combattuto con una immediata e coraggiosa riforma sulla quale bisogna avviare sin dai prossimi giorni un confronto vero e, se necessario, ersino impietoso. Così come è urgente i avviare un processo virtuoso di riqualificazione del personale attualmente impiegato dai vari enti per restituire garanzie e dignità sia agli oltre 7.500 insegnanti che dentro questa macchina trovano un riparo e uno stipendio, sia ai tanti i giovani che, nella convinzione di frequentare i corsi per poi trovare un lavoro, in realtà usufruiscono di un parcheggio sociale, malamente inteso come antidoto alla disoccupazione.
I conflitti istituzionali di questi ultimi giorni purtroppo non lasciano sperare in quella inversione di rotta che Confindustria Sicilia ha tenacemente e costantemente sollecitato.

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Per gli interporti un iter a rilento

6 maggio 2009

Da Catania all’area di Termini Imerese
Per gli interporti un iter a rilento

dal Sole 24 ore del 06/05/09

dedominicisTermini Imerese attende l’approvazione definitiva, Catania Bicocca è in cerca di 25 milioni necessari al completamento, il polo logistico privato commercializzato da Pirelli nella zona industriale di Catania aspetta che si attenui la morsa della crisi economica. Cosi rallenta la realizzazione del sistema siciliano di interporti.
Il ritardo più grave è quello di Termini Imerese: l’iter di approvazione del progetto preliminare dell’interporto dura ormai da tre anni. Mentre si attende l’ok definitivo del Cipe, che a più riprese ha chiesto a Sis integrazioni alla documentazione, gli unici soldi finora spesi, rispetto ai circa 80 previsti, restano quelli della progettazione. «L’intera realizzazione della struttura di Termini Imerese dovrebbe essere completata entro il 2012. Oltre ai 15 milioni già disponibili, altri 25 dovrebbero essere finanziati dal Por, i restanti 40 si dovranno invece trovare sui Fas », spiega Rodolfo De Dominicis, presidente di Sis. A valere sulla programmazione 2007-2013, Nts (Network Terminali Siciliani, società al 50% di Sis e al 5°% di Rfi) sta invece per richiedere il finanziamento per lo spostamento del binario della Siracusa-Catania, nel polo intermodale di Catania Bicocca. Qui mancano 25 milioni, che probabilmente troveranno copertura nel Por, necessari a realizzare l’area di sosta e il resto delle opere a completamento dell’interporto. Obiettivo che, secondo le previsioni di Sis, sarà raggiunto tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011.
Prima di quella data, invece, potrà essere completato il polo logistico privato di Pantano d’Arci, nel cuore della zona industriale di Catania: sono già stati realizzati i primi 15 mila metri quadrati di superficie coperta, su un totale di 80mila, per un investimento complessivo di circa 25 milioni. Il centro, costruito da Gestioni Immobiliari, sorge in un’area strategica, a pochi chilometri dall’interporto, dal polo intermodale e dall’aeroporto, che permette di raggiungere in meno di due ore otto delle nove province siciliane. Ma i tempi di ultimazione si stanno allungando a causa della crisi del settore immobiliare e del crollo della domanda. Secondo gli esperti, difficilmente il centro logistico sarà completato entro quest’anno.

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Rfi adegua la rete al Pendolino

6 maggio 2009

Trasporti. Un investimento di 25 milioni per velocizzare i collegamenti nell’isola
Rfi adegua la rete al Pendolino
II viaggio in treno da Palermo alla città etnea durerà la metà

da Il Sole 24 ore del 06/05/09

ferroviaTre studi realizzati, pochi fondi disponibili. L’ammodernamento della linea ferroviaria tra Palermo e Catania viaggia alla stessa velocità dei treni: lentamente. E in mancanza dei 4 miliardi stimati da Rfi necessari per l’ammodernamento della tratta, che oggi si percorre in 5 ore, si cercano soluzioni alternative.
A differenza delle linee Messina-Palermo e Messina-Catania, infatti, l’Apq trasporto ferroviario non include alcun intervento per la direttrice Catania-Palermo. Una prima stima di Rfi calcolava in 4 miliardi la somma necessaria per una nuova linea, ma i lunghi tratti in galleria, il costo della velocizzazione Bicocca-Catenanuova che da sola vale 400 milioni, le proteste di Enna e Caltanissetta escluse dall’itinerario hanno suggerito soluzioni alternative. Che Trenitalia ha individuato in un intervento minimo: portare al rango “P” (ovvero percorribili dai Pendolini) le tre linee tra Messina, Catania e Palermo, con 25 milioni, oltre 16 milioni per il sistema di sicurezza SCMT suIla Catania-Palermo. I tempi di percorrenza sarebbero quasi dimezzati e, in quest’ultimo caso basterebbero due ore e 41 minuti a fronte delle attuali sei ore circa.
Il progetto è stato sostenuto dal Presidente della Provincia di Catania Giuseppe Castiglione, che con l’iniziativa “Freccia rotta” ha acceso i riflettori sui ritardi dei treni siciliani: «Abbiamo dimostrato che è insostenibile impiegare cinque ore per spostarsi tra Palermo e Catania e che, d’altra parte, basta un investimento ridotto per portare il collegamento a standard minimamente accettabili. Ma – afferma Castiglione – abbiamo anche promosso uno studio per capire come adeguare l’intero sistema sud-orientale siciliano alla domanda di mobilità: contiamo di dare presto a Rfi una proposta credibile e realizzabile». La ricerca, sulle esigenze di trasporto dell’area sud-orientale da Gela fino a Gioia Tauro, è curata dalla società Ecosfera ed entro maggio saranno resi noti i risultati. Studio intanto anticipato da un altro, quello della fondazione Sabir, che suggerisce azioni per gradi sulla Catania-Palermo: interventi a costo zero per contenere i tempi di percorrenza in 3 ore e 20 minuti; altri 90 milioni per scendere a 2 ore e 30 minuti attraverso la razionalizzazione delle infrastrutture (come l’eliminazione di alcuni passaggi a livello); 2,5 miliardi, in luogo dei 4 previsti da Rfi, per arrivare a un’ora e un quarto. «La soluzione di un immediato intervento a basso costo per velocizzare la tratta Catania-Palermo è importante per la Sicilia – afferma Alessandro di Graziano, docente di Infrastrutture aeroportuali, ferroviarie e intermodali all’Università di Catania - ma non può soddisfar da sola le esigenze del territorio, soprattutto se posta come alternativa ad azioni di ammodernamento più decise. Occorre chiedere con forza quantomeno una vera progettazione preliminare della tratta Catania-Palermo, e su questa basare le azioni di richiesta dei fondi necessari, prevedendo al più che gli impegni di spesa procedano a lotti funzionali, soprattutto nei tratti di avvicinamento alle due città principali. Senza interventi più decisi, quali i doppio binario, tale collegamento non potrà mai assolvere le funzioni di cerniera della logistica siciliana, sfruttando l’enorme potenzialità d passare in prossimità di gran parte dei poli infrastrutturali dell’isola».

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Scajola firma il «contratto» per il Sud: 40 miliardi

5 maggio 2009

Scajola firma il «contratto» per il Sud: 40 miliardi
da Il Sole 24 ore del 05 maggio 2009

scajola

Un «contratto per il Sud» per mettere nero su bianco gli impegni che il governo intende mantenere nel corso della legislatura a favore del Mezzogiorno. È questo il significato del documento firmato ieri sera a Palermo dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipe, Gianfranco Miccichè. Le firme sono state siglate davanti a un notaio sul palco del teatro Massimo, in occasione del convegno «Sud 2007/2013, l’ultima occasione», organizzato dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio. «Oggi chiedo che i protagonisti dell’amministrazione pubblica prendano impegni veri nei confronti del Sud, e in particolare della Sicilia – ha detto Micciché – perché l’obiettivo è spendere i fondi strutturali».
Solo in Sicilia arriveranno 18 miliardi di euro, 40 miliardi in tutto il Mezzogiorno. «Non spenderli sarebbe una follia, spenderli male sarebbe un peccato: dobbiamo fare in modo che siano spesi bene» ha aggiunto il sottosegretario. D’accordo il ministro dello Sviluppo economico: «I fondi Fas non vanno più dispersi in mille rivoli ma orientati in modo specifico, insieme con i fondi strutturali su progetti fondamentali che sono le infrastrutture materiali e immateriali, come la banda larga, affinché si possa essere competitivi con tutte le altre aree del mondo». Antonello Montante, delegato nazionale Confìndustria per i rapporti con le Istituzione preposte al controllo del territorio, ha commentato positivamente l’iniziativa: «Arrivano investimenti immediati – ha osservato – risorse che saranno cruciali per fermare il grave fenomeno dell’illegalità e della criminalità e per far ripartire l’economia del Sud e del Paese». Critico invece il responsabile per il Mezzogiorno del Pd, Sergio D’Antoni: «Scajola parla di fondi europei, di aiuti agli imprenditori meridionali, di zone franche urbane. Una lista dei sogni – ha scritto in una nota –, a cui il governo ha fatto corrispondere fino a oggi una serie di atti diametralmente opposti e devastanti per il tessuto economico del Sud».

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Montante: «No ai protezionismi nelle ferrovie»

5 maggio 2009

Concorrenza. Proposta di Confindustria
Montante: «No ai protezionismi nelle ferrovie»

da Il Sole 24 ore del 05/05/09
di Rita Fatiguso

«Gli investimenti infrastrutturali non dipendono dalle Ferrovie, ma dal Piano nazionale dello Stato». Poche parole, ma di peso, quelle rilasciate dall’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, in occasione del convegno sull’economia del Sud organizzato a Palermo dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianfranco Miccichè.
Un’affermazione questa condivisa da Antonello Montante, delegato nazionale Confìndustria per i rapporti con le istituzioni preposte al controllo del territorio: «Mauro Moretti, un tecnico che è riuscito a portare in utile le Ferrovie, ha ragione quando chiede allo Stato di effettuare più investimenti per il Mezzogiorno». Con un’avvertenza, però. «Le risorse non devono arrivare solo sulla rete, ma anche su materiale rotabile e sulla componentistica - ha precisato Montante -. Dobbiamo evitare che a causa del protezionismo tipico di molti Paesi i costruttori di materiale rotabile, una parte pregiata del nostro made in Italy, finiscano ai margini del mercato».
Montante quindi ha sottolineato che occorre intervenire su nuovi fronti. «Le Ferrovie dello Stato rispettano in pieno le normative comunitarie come pure vi si attengono strettamente le stesse multinazionali italiane - ha spiegato -, il problema, però, è un altro. Noi pretendiamo che anche le altre Ferrovie e le altre multinazionali europee facciano altrettanto non privilegiando in maniera unilaterale i propri mercati interni. Siamo certi che Mauro Moretti, nella sua veste di presidente
Foggia europeo Cer, vigilerà su fenomeni di questo tipo».
Le Fs (si veda II Sole 24 Ore del 22 aprile) sono impegnate in una sfida aperta sui mercati esteri, con particolare riguardo per la rete francese, ma non è tutto. «Sono in arrivo investimenti immediati –  ha ricordato Montante – risorse importanti che saranno cruciali per fermare il grave fenomeno dell’illegalità e della criminalità e per far ripartire l’economia del Sud e del Paese intero» (si veda anche l’articolo a pagina 6). Occorre avere ben chiari gli obiettivi da raggiungere. Tre sono le ope rè strategiche per il Mezzogiorno ricorda l’amministratore delegato delle Ferrovie: «Prima di tutto c’è il completamento dei corridoi europei con i collegamenti terminali con le grandi città del Sud: Bari, Catania e Palermo. Poi, stiamo progettando la Bari-Napoli, mentre serve un nuovo valico tra Benevento e Foggia». Necessari per Moretti anche gli interventi sul tratto OgIiastro-Sapri «un collo di bottiglia in Calabria, il punto di barriera per l’alta velocità». Infine, «è necessario realizzare una dorsale ferroviaria in Sicilia che colleghi Palermo, Catania e Messina, permettendo di andare da Palermo a Catania in un’ora e venti».

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