VIZI E VIRTU DEGLI INDICATORI
Relazione di Salvatore La Rosa
“VIZI E VIRTU’ DEGLI INDICATORI”
Il dibattito sugli indicatori della felicità parte da molto lontano. E’ da circa ottanta anni che economisti e statistici studiano la maniera di sintetizzare il concetto di benessere nazionale utilizzando il PIL quale misura del livello di benessere presupponendo che il benessere economico possa essere la condizione di base dello stato di soddisfazione della popolazione se non della sua felicità. Sono molte le occasioni nelle quali sono stati denunciati dagli stessi statistici i limiti di tale indicatore per tutta una serie di paradossi che un impiego non ragionato del PIL si porta dietro. Bob Kennedy in un discorso del lontano 1968 denunciava un macroscopico limite dell’ indice dal momento che esso comprende tra i suoi addendi anche la produzione di napalm , di testate nucleari, e di programmi televisivi che glorificano la violenza allo scopo di vendere giocattoli ai nostri figli.
Alla fine degli anni Ottanta è stato proposto un indice del Benessere Economico Sostenibile ma l’indice è circolato soltanto tra gli specialisti e qualche organizzazione non governativa. Più recentemente è stato proposto L’Indice dello Sviluppo Umano il cui andamento è oggetto ogni anno di un rapporto dell’Onu
L’ISU utilizza il PIL ma ne mitiga gli effetti di distorsione combinandolo con altri due indicatori : la speranza di vita e l’accesso al sistema educativo
Infine, è storia dei nostri giorni, la commissione presieduta da Sarkozy ha rivisitato il PIL suggerendo raccomandazioni e istruzioni per un uso ed una interpretazione piu razionale che tenga conto anche dei problemi ambientali, della redistribuzione del reddito, della povertà, dell’istruzione e della sanità.

Commenti recenti