Archivio

Posts Tagged ‘FAS’

Il Sud alla riscossa, ma chi risponde?

16 luglio 2009

IL DIBATTITO. Nuove iniziative per il riscatto del Meridione e peso politico ed economico del Nord

Il Sud alla riscossa, ma chi risponde?

 

di PIETRO BUSETTA

 da La Sicilia del 13 luglio 2009

 

busetta«Era l’ora: finalmente il Sud finanzia il Nord»,così recentemente commentava Castelli, senatore della Lega Nord, i recenti provvedimenti che hanno visto finanziare con i fondi Fas (Fondi Aree Svantaggiate) una serie di provvedimenti che con tali aree c’entravano poco. In realtà questo è l’ultimo episodio di una serie che hanno messo in difficoltà non pochi parlamentari meridionali anche del Partito della libertà.

Per cui quello che era un dibattito limitato ad alcuni intellettuali più sensibili è diventato argomento e riflessione da confronti politici. Ormai è chiaro a tutti che i problemi della soluzione dell’ormai infinita questione meridionale più che economico è politico. Poiché spesso alle dichiarazioni di principio sulla centralità della questione rispetto al Paese non vi sono comportamenti conseguenti.

Il tema è come fare in modo che il governo nazionale abbia un atteggiamento equo nei confronti delle diverse aree territoriali, considerata la diversa forza contrattuale delle varie realtà. Il tema sul quale si dibatte è se sono necessari dei movimenti autonomisti (o un vero e proprio Partito del Sud) che si bilancino o se è meglio imporre ai partiti nazionali una maggiore presenza delle tematiche che riguardano il Sud. In realtà è un falso problema perché vi è necessità che entrambe le cose accadano. Perché sull’esigenza di movimenti autonomisti che difendano i territori non vi sono dubbi.

In una realtà come quella italiana nella quale la Lega Nord è diventata il cane da guardia degli interessi della parte ricca del Paese, smarcando completamente anche i partiti nazionali, costretti a rincorrere una ormai consolidata questione settentrionale, che vi siano dei contrappesi consistenti di gruppi organizzati sugli interessi delle altre parti del Paese, rimasti senza protezione, non vi sono dubbi. E in realtà, dopo quello dell’autonomia di Lombardo vi sono altre organizzazioni che stanno nascendo: in Puglia, dove Adriana Poli Bortone, lavora a una Lega Sud, «Io Sud», con Emiliano leader, a Napoli con il movimento «Sudd» di Bassolino. Mentre in Sardegna il movimento autonomista ha una lunga storia ed ancora molti aderenti.

L’altra esigenza che sembrava contrapposta ed in realtà è convergente alla prima è di avere all’interno dei partiti nazionali più forza di pressione. Per far ciò è necessario che i partiti nazionali si muovano verso il federalismo dei partiti tra le regioni. Nel senso che ogni organizzazione territoriale regionale del partito abbia un’autonomia, decisionale ampia e pesi all’interno del partito nazionale con proprie rappresentanze. In realtà in un momento in cui la legge elettorale non prevede più le preferenze lo strapotere delle oligarchie partitiche nazionali è aumentato enormemente. Per cui politiche in dissonanza alle volontà dei vertici dei partiti nazionali hanno portato, laddove ve ne siano state, alla eliminazione dai posti con probabilità di successo delle liste, dei possibili dissidenti. La trasformazione dei partiti nazionali in partiti federati porterebbe ad una esaltazione degli interessi locali e legherebbe maggiormente le rappresentanze locati ai territori evitando quel fenomeno diffuso recentemente dell’imposizione di candidati totalmente sganciati o frutto di nepotismi mai sopiti.

Ma ci si chiede se tutto ciò è sufficiente per riequilibrare la situazione italiana in termini di poter definire e perseguire il progetto di unione economica, con eliminazione dei divari, che doveva essere l’obiettivo principale dal giorno in cui nel 1860 si statuì l’unione politica dell’Italia. Il dubbio che la situazione possa continuare analoga a quella che si è avuta nei primi 150 anni di storia del Paese è legittimo. Infatti, la forza economica e anche demografica, ormai della parte forte è tale che il Mezzogiorno è un vaso di coccio tra vasi di ferro. Per cui nei momenti importanti, quando si tratta di ripartire le risorse, è facile che si trovi in una posizione di minoranza. Per tanti motivi, il primo dei quali è l’insufficienza culturale ed economica della propria classe dirigente. Culturale perché si vive in una realtà a ritardo di sviluppo, caratterizzata da istituzioni civili e sociali meno evolute, si pensi alla formazione nella scuola superiore e dell’università. Economica perché qualunque progetto socio culturale ha più difficoltà ad attuarsi considerato che dietro non vi è una forza economica del territorio paragonabile a quella della parte forte, con iniziative editoriali in termini di quotidiani e di televisioni adeguate a diffondere pensiero. Il risultato di tale stato è una divisione del Paese in due parti ormai in atto. Che prevede che il singolo abbia servizi simili ma li abbia diversi a seconda del luogo in cui abita. Se sei lombardo hai il diritto a servizi sanitari, di trasporto, sociali, universitari, di serie A. Un cittadino del Sud, anche se paga una aliquota simile a quella del suo pari reddito milanese ha diritto a servizi di serie B o C, che vuol dire: sanità di serie B, trasporti inadeguati, formazione insufficiente, mancanza di voce. In tale situazione essere nello stesso Paese rischia di dare al Sud solo gli svantaggi di tale unione, di essere solo il mercato di consumo e di localizzazione per gli insediamenti sporchi, leggasi raffinazione del petrolio, smaltimento di rifiuti tossici, centrali atomiche ecc. di non avere la possibilità di una fiscalità di vantaggio che l’Unione ammette solo per tutto il Paese. Paesi con una forza demografica di gran lunga inferiore, dalla Croazia, alla Slovenia dall’Ungheria al Portogallo alla Grecia, fino ad arrivare a Malta e a Cipro hanno rango di paesi europei con diritto alla presidenza e di portare a Bruxelles la loro voce con forza.

Ed allora da parte di molti ci si chiede se la soluzione di dividere il Paese in due parti non sia quella soluzione da cui tutti vorrebbero sfuggire ma che alla fine diventa inevitabile considerato che nei fatti ormai il processo, subdolamente, è già in atto.

Contributi , ,

Scajola firma il «contratto» per il Sud: 40 miliardi

5 maggio 2009

Scajola firma il «contratto» per il Sud: 40 miliardi
da Il Sole 24 ore del 05 maggio 2009

scajola

Un «contratto per il Sud» per mettere nero su bianco gli impegni che il governo intende mantenere nel corso della legislatura a favore del Mezzogiorno. È questo il significato del documento firmato ieri sera a Palermo dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipe, Gianfranco Miccichè. Le firme sono state siglate davanti a un notaio sul palco del teatro Massimo, in occasione del convegno «Sud 2007/2013, l’ultima occasione», organizzato dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio. «Oggi chiedo che i protagonisti dell’amministrazione pubblica prendano impegni veri nei confronti del Sud, e in particolare della Sicilia – ha detto Micciché – perché l’obiettivo è spendere i fondi strutturali».
Solo in Sicilia arriveranno 18 miliardi di euro, 40 miliardi in tutto il Mezzogiorno. «Non spenderli sarebbe una follia, spenderli male sarebbe un peccato: dobbiamo fare in modo che siano spesi bene» ha aggiunto il sottosegretario. D’accordo il ministro dello Sviluppo economico: «I fondi Fas non vanno più dispersi in mille rivoli ma orientati in modo specifico, insieme con i fondi strutturali su progetti fondamentali che sono le infrastrutture materiali e immateriali, come la banda larga, affinché si possa essere competitivi con tutte le altre aree del mondo». Antonello Montante, delegato nazionale Confìndustria per i rapporti con le Istituzione preposte al controllo del territorio, ha commentato positivamente l’iniziativa: «Arrivano investimenti immediati – ha osservato – risorse che saranno cruciali per fermare il grave fenomeno dell’illegalità e della criminalità e per far ripartire l’economia del Sud e del Paese». Critico invece il responsabile per il Mezzogiorno del Pd, Sergio D’Antoni: «Scajola parla di fondi europei, di aiuti agli imprenditori meridionali, di zone franche urbane. Una lista dei sogni – ha scritto in una nota –, a cui il governo ha fatto corrispondere fino a oggi una serie di atti diametralmente opposti e devastanti per il tessuto economico del Sud».

Rassegna Stampa , , ,

Così gli stanziamenti per l´Isola sono stati ridotti. Capodicasa: “Sottratti in tutto 4 miliardi di euro”

25 novembre 2008

Così gli stanziamenti per l´Isola sono stati ridotti. Capodicasa: “Sottratti in tutto 4 miliardi di euro”

da La Repubblica Palermo del 25 novembre 2008

di EMANUELE LAURIA


Era il 6 novembre e la Padania titolò trionfalmente: «La Lega cancella l´ultimo regalo al Sud». Così il quotidiano diretto da Umberto Bossi commentava la bocciatura, in commissione Bilancio alla Camera, della norma che stanziava quasi un miliardo e mezzo di euro per il credito d´imposta alle aziende meridionali.
O meglio, «alle solite imprese del Mezzogiorno», per dirla ancora con il giornale del Carroccio. Quel beneficio viaggiava su un emendamento presentato dall´Mpa di Raffaele Lombardo (alleato della Lega) ma le proteste formali degli autonomisti non hanno avuto alcuna conseguenza politica. Quel no in commissione rappresenta tuttora uno dei paragrafi principali del libro degli «scippi» perpetrati ai danni della Sicilia nei primi sei mesi di legislatura e denunciati senza soluzione di continuità da Pd e Udc.
Angelo Capodicasa, ex viceministro delle Infrastrutture, ha fatto una stima: ammonterebbero a circa 4 miliardi i fondi sottratti, direttamente o indirettamente, all´Isola. Gran parte cancellati dal Fas, il fondo per le aree sotto utilizzate dal quale il governo, da maggio in poi, ha prelevato 13 miliardi 849 milioni di euro.
Si cominciò con il taglio dell´Ici di cui in prevalenza ha beneficiato il Nord («L´esenzione per le famiglie più povere l´aveva già prevista la Finanziaria di Prodi», sottolinea Capodicasa») e finanziata con la riduzione delle risorse per la viabilità provinciale e per le infrastrutture siciliane: sono stati soppressi i finanziamenti per le metropolitane leggere di Palermo, Catania e Messina, per il passante ferroviario di Palermo, per il secondo lotto della Agrigento-Caltanissetta, per il nuovo attracco del porto di Messina.
Solo di recente, il governo ha recuperato parte di questi stanziamenti all´interno del piano anticrisi. Ma dei fondi per la viabilità secondaria, dice ancora Capodicasa, «solo la metà è stata ripristinata, con una diluizione in 5 anni. Una miseria».
D´altronde, i soldi del Fas (che dovrebbero essere destinati a investimenti e di cui almeno un quinto va di solito alla Sicilia) sono stati utilizzati per la sanità, per la scuola, per l´emergenza rifiuti in Campania, per i contributi anti-dissesto a Roma e Catania. Sono stati dirottati alle Marche e all´Umbria: ma se il governo ha riservato 45 milioni alla copertura delle agevolazioni tributarie alle zone colpite dal terremoto, ha invece cancellato i 62 milioni per la ricostruzione di quelle zone della Sicilia che ancora mostrano i segni del sisma del Belice.
E sono spariti i 50 milioni destinati ai viticoltori danneggiati dalla peronospera: l´ex governatore Salvatore Cuffaro se ne è lamentato spesso, annotando pure come lo stesso trattamento non sia stata riservato ai produttori di formaggio del Nord. Denunciando quello che definisce «un caso limite, che sembra quasi una barzelletta»: «Si è deciso di aiutare gli indigenti acquistando forme di grana e parmigiano reggiano per 60 milioni di euro. Sono malizioso - dice Cuffaro - se penso che così si vogliono aiutare i produttori in crisi del Nord Italia? Speriamo che il prossimo acquisto a favore degli indigenti non consista in Tartufo d´Alba e Brunello di Montalcino. La filosofia è sempre la stessa: togliere ai poveri per aiutare i ricchi».
Un´esagerazione? Forse. Certo, «tra la montagna di carte che ci arrivano in Parlamento - denuncia Capodicasa - scopriamo ogni giorno nuovi tagli per il Mezzogiorno. L´ultimo provvedimento cancella quasi 150 milioni di euro destinati alla difesa del suolo e al risanamento idrogeologico in Sicilia e Calabria. Sbaglio o il ministro dell´Ambiente è una siracusana?».
Non sbaglia. Per la cronaca, solo pochi giorni fa un altro ministro, Claudio Scajola, inaugurando un interporto in Piemonte ha dichiarato che il governo realizzerà il terzo Valico per collegare la Liguria e il Piemonte. Costo: 15 miliardi di euro. A chi gli ha chiesto dove avrebbero preso i soldi, Scajola ha risposto: dal Fas. Grandi opere al Nord coi soldi del Sud? Eppure il governatore Raffaele Lombardo, una settimana or sono, ha scritto a Berlusconi per ringraziarlo di quanto sta facendo il governo per il Sud. Prendendo spunto dalla norma della Finanziaria che garantisce la ripartizione del Fas nella percentuale di 85 e 15 a favore del Mezzogiorno. «Ma quella relazione obbliga solo il governo a inviare ogni anno una relazione al parlamento. Non garantisce alcunché, è acqua fresca», dice Capodicasa. Mostrando con amarezza il titolo della Padania.

Rassegna Stampa , ,